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Cuffaro a Roma per il “Giubileo del Detenuto”, l’ intervento

L’ ex presidente della Regione, Totò Cuffaro, domani, domenica 6 novembre, sarà a Roma e parteciperà in piazza San Pietro alla “Giornata del Giubileo del detenuto e della Misericordia della pena”, promossa da Papa Francesco. In occasione dell’ evento, Cuffaro ha scritto un ampio intervento :
“Domani sarò presente a Piazza San Pietro per vivere con Papà Francesco la giornata del Giubileo del detenuto e la Misericordia della pena.
Nelle carceri si vive nella miseria che impone la legge dell’uomo, ma l’uomo e la legge non hanno la forza di far disconoscere la Misericordia, la speranza e la fede, per chi l’ha, sorreggono l’uomo detenuto.
Pesa questa condizione ma i detenuti però per essa sentono che esistono ed esiste la realtà. La vivono è la loro attuale esistenza,ed ha gli occhi tristi ma veri della vita, e porta con sé malessere e sfiducia.
Questa condizione è il loro cilicio, ed avvolge oltre il corpo anche la mente.
Grida l’uomo, grida il suo silenzio, gridano la fame e la miseria, grida, si sciupa e si dissecca la vita, e grida il tempo e grida
l’anima, e in tutti si spezzano i cuori… ma c’è la Misericordia.
La Misericordia porta pace, libera l’anima dei detenuti e fa del carcere un luogo consacrato.
Quando si vive nella sventura e nella sofferenza si è stimolati ad accogliere la Misericordia: sono la presenza e la cognizione di Essa che, nonostante si stia toccando il fondo, danno la forza di non smettere di amare.
E’ proprio la Misericordia di Dio che sceglie di incontrare e stare con le persone detenute.
Penso che la Misericordia sia proprio questo Suo stare con i detenuti, questo Suo prendere e portare dentro di sé le ferite di questo pezzo di umanità perduta, sofferente e dimenticata.
La Misericordia si aspetta, senza pretenderlo, che l’uomo spezzato dalla vita La accolga, e faccia del suo dolore e della sventura una occasione per incontrare se stesso, gli altri e Dio.
Il carcere è una comunità. Ogni comunità ha bisogno della presenza della Misericordia.
Ognuno nella comunità può esserne testimone e divenirne strumento,
servizio e fonte di speranza, ognuno, se lo vuole, può essere manifestazione della tenerezza di Dio.
La Misericordia è qualcosa di più che una prerogativa esclusiva di Dio, appartiene anche all’uomo: è dono, è amore, è rispetto dell’altro e della sua libertà, è comprendere senza mai stancarsi, è compiere il bene.
Gesù non è nelle giornate di detenuti solo un pensiero, in carcere si riesce a dargli del Tu.
In chiesa i detenuti scrutanoo gli occhi di Gesù Crocifisso: occhi di un innocente, occhi di dolore senza lacrime, occhi pieni di Misericordia.
Pensano alle Sue braccia aperte e inchiodate al legno della Croce, alle Sue mani insanguinate che benedicono.
Pensano al Suo dolore, accettato e preso affinché noi non soffrissimo, e alla sue parole perchè ci salvassimo.
Pensano che Gli debbono, almeno, la lotta, perchè non venga sminuito il Suo sacrificio; resistono e affrontano questa dura esperienza.
Il Suo sguardo d’amore in Croce da la forza per continuare a portare sino in fondo la loro croce.
Il carcere mette a dura prova le capacità di iniziativa, di risposta e di responsabilità e questo lascia un grande amaro in bocca e una
tristezza indescrivibile.
Una domanda, però, riempie il cuore di detenuti: Può essere questa l’ultima parola?
La promessa di felicità che c’è nel cuore sarebbe, quindi, destinata ad essere tradita?
Allora ci si impone di ricominciare.
La vita è un ricominciare sempre, ogni giorno, ogni istante.
La realtà provoca e noi non possiamo non prenderla sul serio e ciò vuol dire accettare la sfida che essa ci pone.
La chiave di volta sta nel rapporto con noi stessi, tra noi e ciò che ci sta attorno.
Da ciò non dobbiamo rifuggire perchè è il culmine e la misura della sfida.
Pregheremo più intensamente perchè la Misericordia sia sempre presente nei nostri cuori e nella vita di detenuti e accarezzi la loro sofferenza.
Il Papa, ha annunciato il Giubileo Speciale della Misericordia ed ha voluto per il 6 Novembre 2016 il giorno del Giubileo del detenuto, riaffermando e ribadendo la sua attenzione per chi è privato della libertà. Sarebbe bellissimo che la Giustizia dello Stato desse una giusta risposta a una così forte scelta di attenzione del Papa per il mondo delle carceri consentendo ai detenuti di poter essere presenti per quel giorno in Piazza San Pietro.
Ma se anche la Giustizia dello Stato non consentirà ai detenuti di esserci e di poter passare sotto la “Porta Santa”, loro varcheranno la porta delle loro celle: La Misericordia di Dio e Papa Francesco hanno fatto sì che è “parimenti santa” la porta di sbarre del luogo che custodisce il dolore e priva della libertà.
Il carcere non è storie di corpi ma di anime”.
Totò Cuffaro

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