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Cosa farsene oggi di un titolo di studio

La chiamano la “generazione senza strada”, quella nella quale confluiscono i giovani che ad oggi, hanno tra i 18 e i 25 anni.  Sono quelli ai quali quando chiedi se hanno un’aspirazione, un sogno nel cassetto, una passione, un obiettivo, si stringono nelle spalle e al massimo ti rispondono che “ancora non lo sanno”.

Ma nella stessa categoria di giovani adulti disillusi, o forse semplicemente senza stimoli, finiscono anche coloro che non vedono l’ora di raggiungere la maggiore età per andare via di casa, in cerca di fortuna, che – all’epoca odierna – significa fare il modello, la velina, la starlette, il calciatore, la fidanzata del calciatore.

Ho sempre pensato che con le passioni si nasca, e senza non si possa vivere. Eppure la quasi completa assenza di “passione” e “passioni”, tra le nuove generazioni, pone l’interrogativo di “come e dove” si sia inceppata la macchina che in passato ha dato al mondo persone e personaggi che quel mondo lo hanno cambiato, semplicemente alitando sopra una passione, e raggiungendo un obiettivo.

Statisticamente sono tantissimi i giovani che del proprio percorso di studi, alla fine non sanno proprio cosa farsene, considerato che le medie scolastiche sono molto vicine al mediocre, e che oltre il 70 per cento di coloro che si iscrivono all’università, lasciano strada facendo, e quasi sempre molto più vicini alla partenza, che al punto di arrivo.

Il traguardo, è ormai un privilegio, quando invece dovrebbe essere visto come una vera e propria opportunità. Il percorso di studi dovrebbe essere una piacevole passeggiata nel mondo del sapere e non certo una corsa ad ostacoli, durante la quale se caschi, rischi di farti male.

La scelta degli studi da intraprendere non solo è una scelta importantissima e strategica, ma è anche l’unica condizione che permette di fare meno fatica, sfruttando le proprie potenziali capacità, e le proprie inclinazioni. Ma ad oggi, i giovani adulti disillusi e svogliati di cui sopra, una propria inclinazione non la sanno neanche individuare. Vivono nell’epoca digitale, del tutto e subito, del qui e ora, e di ciò che accadrà domani poco importa loro.

E così saranno sempre i figli dei professionisti con la strada tracciata da una dinastia “che è già stata”, ossia da persone che hanno scelto per sè, (ed oggi scelgono “per te”), a finire gli studi con la calma di chi non ha fretta perché tanto non ha nulla da perdere. E poi se anche arrivano tardi, per loro c’è sempre tempo e sopratutto spazio, con tanto di targa dietro una porta.

La stragrande maggioranza di chi “non sa ancora cosa fare”, perderà tempo a cercare di capire cosa possa esserci oltre quella voglia di avere un futuro senza mettere sul piatto della bilancia sacrificio, dedizione, volontà, interesse.

E poi ci sono coloro che scommettono tutto ciò che sono e che “sanno”,  sul futuro. Sono quelli che nella vita non accettano compromessi con un domani “come viene viene”, che non accettano di essere “un numero” ma vogliono essere “il numero uno”, che se ne fregano di quanto costa, in termini di sacrifici, raggiungere un obiettivo, perché quello che vogliono, lo vogliono anche se non è a portata di mano, anche se non è dietro l’angolo, anche se costerà fatica, e tanto impegno. E sono le stesse persone che l’impegno lo hanno sempre messo in tutto quello che hanno fatto, perché non sapevano fare altrimenti.

La verità è che oggi, avere una specializzazione, significa avere una duplice opportunità: avere una chance, e dare una chance, ad un sistema. Essere capaci, specializzati, formati, essere un’eccellenza, significa incrementare la possibilità di trovare non solo la propria giusta collocazione in un sistema, ma anche contribuire alla crescita di un settore.

Tante lauree oggi, si possono conseguire. Esistono anche quelle triennali, e per assurdo ci sono facoltà per tutti i gusti, che però non mettono sempre in contatto il giovane laureato con il mondo del lavoro. Eppure studiare, resta l’unico modo per mettersi “in fila” allo sportello giusto, quello dove non chiedono una persona qualunque per una mansione qualunque, ma chiedono una persona capace, che ha “scelto” di avere quelle specifiche conoscenze, e che è disposto a mettere alla prova tutto ciò che sa, a discapito di un sistema che vorrebbe omologare “anche” la conoscenza ed il sapere.

E la somma delle conoscenze, apre sempre più lo spiraglio in un futuro dove è quasi tutto da rimettere a posto, dove il ricambio generazionale che arriva sempre più tardi, chiede un livello massimo, per essere all’altezza di un sistema che deve per forza essere competitivo, se vuole sopravvivere alla globalizzazione e alla legge del mercato dove solo il migliore resta, ed il più piccolo scompare.

Conoscere le lingue, sommare il proprio percorso di studi, sapere dove si è diretti, conduce proprio lì, sulla strada chiamata “successo”, anche se a volte si nasconde dopo un deserto nel quale provano a farti credere, che un domani sicuro non esiste.

Simona Stammelluti

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2 Risposte per “Cosa farsene oggi di un titolo di studio”

  1. cristina cavagni ha detto:

    Ottime osservazioni e considerazioni reali di vita vissuta. Complimenti!

    • simona stammelluti ha detto:

      i commenti dei lettori, sono il feedback migliore per chi scrive e si relazione al grande pubblico.
      grazie, signora Cavagni.

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