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Comune e Canile abusivo della Plaia

Il Sindaco e l’Assessore all’Ecologia non possono trattare i cani randagi come problemi di cui disfarsi e lasciarli o ricoverali in strutture fatiscenti come quello scoperto dalle autorità alla plaia, che rischiano inevitabilmente di trasformarsi in veri e propri luoghi invivibili e inumani,  e non autorizzati dall’Assessorato alla Sanità (e non dal Comune) nel rispetto della normativa vigente in materia di animali d’affezione e randagismo e al codice penale in materia di maltrattamento di animali. Così come i Servizi Veterinari dell’ASP di Catania  non potevano non conoscere ( essendo un loro compito ed in quanto tale ingiustificabile situazione risalirebbe all’amministrazione precedente)  l’esistenza che di un rapporto istituzionalizzato, anche se si sconoscono gli estremi del rapporto,  tra il Comune di Catania ed il canile abusivo della plaia, che non avrebbe alcun  requisito di legge per poter avere rapporti di qualsiasi natura con un Comune. E’ risaputo che il Comune e i Servizi veterinari dell’ASP di Catania hanno compiti istituzionali specifici e hanno  il dovere di trattare i cani randagi cittadini come esseri viventi senzienti così come imposto dalla normativa vigente nazionale ( in primis la L. 281 del 91) e regionale (L. 14 del 2000 e Decreto applicativo), oltre all’inutile, in quanto rimasto lettera morta,  Regolamento comunale sulla Tutela degli Animali .

E’ chiaro, così come prevede la legge nazionale e regionale,  che le Istituzioni coinvolte devono puntare, e non da oggi ma da 17 anni, sulle adozioni agevolate ed incentivate da un’ assistenza veterinaria gratuita da parte degli stessi Servizi veterinari dell’ASP  e sulla sterilizzazione delle cagne che vivono in modo libero, visto che la legge lo permette e sotto il costante controllo sanitario,  per evitare il proliferare di altri randagi oltre all’anagrafe canina per un maggiore controllo e come deterrente  contro l’abbandono (non ci risulta, ma sperimao di sbagliarci,  che un solo cittadino sia stato sanzionato per non avere anagrafato e microchippato,  come imposto per legge, il proprio cane!).

Consigliamo al Sindaco, così come a tutti i Sindaci della Regione, di leggere il vademecum dell’Assessorato regionale della Sanità dal titolo “Tutela degli animali d’affezione lotta al randagismo” per meglio conoscere quale sia la normativa vigente in materia di animali d’affezione  e  le proprie  specifiche competenze e responsabilità.

Cogliamo l’occasione per ringraziare le autorità, Polizia di Ognina, Borgo e Librino,  che sono intervenute per denunciare le varie responsabilità ad ogni livello e sicuramente fare chiudere in tempi certi il canile abusivo della plaia e trasferire i poveri 82 cani  (questo sarebbe il numero riportato dalla stampa)  in un canile autorizzato e civile e possibilmente all’interno del territorio regionale. Siamo o non siamo una città europea?

Alfio Lisi

Portavoce

Free Green Sicilia

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