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Cda Parco: perchè Alfano non tutela Firetto?

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di Salvatore Curaba
Erano trascorsi pochi giorni dal trionfo elettorale di Firetto, quando l’allora Ministro dell’Interno Angelino Alfano, gongolante e raggiante di visibile entusiasmo, agitò a “Porta a Porta” la bandierina del successo al primo turno del suo candidato sindaco nella sua città. Legittimo, per carità, anche se scrissi che la vittoria di Firetto era stata una vittoria di popolo e non di partito, ma questa era un’opinione del tutto personale. Quello stesso popolo che magari ora starà battendosi il petto ed alla pronuncia della sola “F” comincia con il rosario di improperi, critiche e lagnanza, più o meno giustificate. Storia vecchia, comunque, che si ripete ad ogni post elezione. Vi sono , però, delle dinamiche politiche che, a chi osserva attentamente lo scorrere degli eventi, non possono sfuggire. Facciamo il punto della situazione. L’Assessorato Regionale ai Beni Culturali, di cui il Parco Archeologico Valle dei Templi è una diramazione territoriale, è retto da Carlo Vermiglio, un “tecnico” in quota Ncd ( ora Alternativa Popolare) il cui leader indiscusso, come si sa, è il nostro Angelino. Ebbene, da un periodo a questa parte, volontariamente o involontariamente non si sa, sembra che l’ assessore in questione, e non solo, abbia aperto un fronte di guerra con il Comune di Agrigento. Prima la proposta, poi licenziata dall’Ars, di sottrarre a Palazzo dei Giganti gli introiti derivanti dal 30 per cento dei ticket di ingresso alla Valle, fondi che, fino al quel momento, erano serviti per finanziare eventi culturali e promozionali, inclusi la stagione teatrale del Pirandello e la Sagra del Mandorlo. Un duro colpo per Firetto, costretto a rispolverare la mal digerita e tanto vituperata tassa di soggiorno che, però, al momento non può essere riscossa per lo stop del Governo Nazionale all’imposizione di nuovi tributi locali. Ora, se non bastasse, un altro colpo di frusta: la designazione nel nuovo Consiglio Direttivo del Parco, ma con funzioni meramente consultive. In pratica, Firetto non decide alcunchè, può solo esprimere pareri che non obbligano gli altri componenti del Cda a tenerli in considerazione. Un pugno, se non da Ko, molto ma molto doloroso. Certamente un’umiliazione per qualsiasi Sindaco sotto la cui gestione territoriale ricade un’area archeologica di cotanta importanza. E Alfano, il suo mentore, che fa? Perché non è intervenuto sulla vicenda ticket e non intervene adesso? Si è forse rotto qualcosa? Non c’è più quel filo idilliaco che univa i due? Sono interrogativi che è plausibile porsi non sulla scia dei “si dice” o “si sussurra”, ma di fatti sostanziali che inducono a pensare che il ruolo di tutela su quella bandierina sventolata davanti a milioni di telespettatori o non è ben attuato o non c’è più. D’altra parte,sembra, che l’assessore Vermiglio sia inviso a buona parte dei suoi stessi deputati di riferimento e che risponda solo a chi lo ha proposto, ossia il parlamentare messinese Germanà. Ma queste sono solamente supposizioni nate tra i corridoi dell’ars e ci viene difficile immaginare che Vermiglio possa fare orecchie da mercante con Alfano, perché se così fosse, a quest’ora avrebbe già fatto le valigie. E allora? Allora lasciateci il beneficio del dubbio:che la fase passionale fra Firetto ed il nostro Ministro sia al tramonto? D’altronde , come è noto, la passione non dura in eterno: in politica poi è equiparabile ad un raggio di sole, specie oggigiorno.

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