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“Arnone”, la difesa incalza

I difensori dell’ avvocato Giuseppe Arnone, gli avvocati Arnaldo Faro e Carmelita Danile, hanno depositato agli atti dell’ inchiesta una memoria difensiva. Si tratta di 11 pagine. Gli avvocati Arnone e Francesca Picone avrebbero corrisposto tra di loro tramite delle mail pec, la posta elettronica certificata, che assume valore giuridico. E i difensori di Arnone, in riferimento al presunto ricatto della campagna mediatica che Arnone avrebbe scatenato a fronte dell’ arretramento della Picone, scrivono : “La minaccia estorsiva individuata nella pressione mediatica esercitata o esercitabile dall’avvocato Arnone è smentita dalla corrispondenza per pec intercorsa tra le parti”. E poi, nell’ atto di accordo firmato da Arnone e Picone, che è ciò che la Procura di Agrigento ritiene “documento artatamente predisposto da Arnone”, al capo C degli impegni assunti dall’avvocato Arnone vi è, testualmente : “Di non realizzare pubblicazioni, stampate o via on line, relativamente alle vicende giudiziarie in corso”. E poi, ancora, in riferimento all’ altro requisito dell’ estorsione, il profitto ingiusto (“l’ arricchimento personale”, come definito e sostenuto dalla Procura), gli avvocati Faro e Danile scrivono che : “E’ assente, per il fine di configurare l’estorsione, la illiceità del profitto. Fu nella sede degli incontri che fu determinata la somma da risarcirsi. Gli altri incontri furono rivolti alla determinazione del quantum risarcitorio di spettanza della cliente dell’avvocato Arnone”. La Procura della Repubblica ha ribattuto che Arnone avrebbe agito senza mandato della parte rappresentata, quindi la signora Barbiere. E gli avvocati Faro e Danile replicano scrivendo : “E’ certo che Arnone si determinò ad incontrare la Picone esclusivamente per fini di natura professionale, nell’interesse della propria cliente, da cui aveva in tal senso avuto il mandato, che è stato allegato agli atti della memoria difensiva. Appare dunque assolutamente chiaro che le richieste fin qui formulate dall’avvocato Arnone non erano certamente funzionali a estorcere denaro all’avvocato Picone, dal momento che egli chiedeva, non per se ma per altri. Ed è in proiezione di tale attività che il 30 ottobre 2016, con pec, Arnone trasmetteva la bozza dell’accordo modificato. Arnone precisava, tra l’altro, che le somme a lui accreditate a titolo di onorario saranno fatturate”.

fonte teleacras

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