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Arnone, i balocchi e gli Ordini professionali

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A qualcuno sembrava di essere su scherzi a parte; altri si aspettavano da un momento all’altro Stefania Petix per striscia la notizia.

Protagonista in assoluto, lui, l’avvocato Giuseppe Arnone, tornato mestamente dai domiciliari nel carcere di Petrusa perché oggettivamente, dopo le manifestazioni a cui ci ha abituati negli ultimi anni (giuste o sbagliate che siano, ma noi abbiamo le idee ben chiare) aveva ridotto Agrigento come una città dei balocchi, come nei cartoni animati dove tutto è possibile, dove regnano sovrani invece delle Istituzioni, le Autorità, il Prefetto, Giudici e Magistrati, a far rispettare le regole dovevano pensarci lui l’avvocato, Braccio di Ferro, Olivia, Poldo Sbaffini, Bruto, i Puffi, Mazinga Zeta e qualche suo sguazzavertole che si diletta(va) ad offendere tutto e tutti sui social.

E invece non è così. Gli spinaci li lasciamo mangiare a Braccio di Ferro, gli hamburger a Poldo Sbaffini e volare da una parte all’altra del mondo in un minuto a Mazinga Zeta.

Qui la realtà è ben altra. Una realtà dura, amara, micidiale che ti riporta sulla terra a rispettare regole e princìpi che Arnone aveva abbondantemente maltrattato; e purtroppo, oltre che sulla terra, ti riporta anche nelle patrie galere.

Il discorso è sempre lo stesso: chi è la legge, chi deve far rispettare le regole, chi sta questo lato e chi sta dall’altro?

E dire che da avvocato di grido come sempre si è professato, non pensavamo proprio che potesse scivolare in un errore così tanto clamoroso quanto imprudente. Tutto ciò, come dicevamo prima, forse perché l’ex ambientalista ha sempre pensato che Agrigento fosse gestita da fumetti e, quindi, per fare qualche esempio, a presiedere una Procura fosse Braccio di Ferro e a rappresentare lo Stato fosse Bruto.

Resosi protagonista nei giorni scorsi, quando indossando la toga ha difeso un suo cliente dopo avere difeso se stesso in due procedimenti, ha dimenticato probabilmente di essere un detenuto ristretto ai domiciliari.

Non entriamo nel merito, ma certamente, in questo particolare momento storico (magari domani cambierà tutto) vedere un detenuto indossare una toga e passare dalla parte della legalità ci è sembrato davvero imbarazzante.

Chi invece si è incazzata di brutto (senza ingoiare gli spinaci) è stata la Procura, incredula e annichilita di quanto accaduto in un’aula del Tribunale agrigentino, la quale ha immediatamente presentato una proposta di aggravamento della misura cautelare a carico di Arnone che si era “guadagnato” almeno i più comodi arresti domiciliari rispetto ad una quattro per quattro (metri, non Audi) del Petrusa.

E così nel pomeriggio di oggi Giuseppe Arnone è tornato in cella, in attesa che il 28 prossimo il Riesame dovrà pronunciarsi sulla sua scarcerazione o meno.

Non nascondiamo le imbarazzanti difficoltà che in questo momento sta vivendo l’Ordine degli Avvocati della provincia agrigentina, ma nello stesso tempo ci sembra altrettanto imbarazzante l’assordante silenzio nel quale l’Ordine è misteriosamente caduto. Comprendiamo benissimo che di poteri ne ha ben pochi e che per la posizione di Arnone dovrà pronunciarsi la Commissione Disciplinare Regionale.

Prima l’arresto con una accusa pesantissima; poi i domiciliari; poi ancora la “baloccata” della toga in Tribunale e oggi il ritorno in carcere; tutti, ma proprio tutti, stanno muti come un pesce.

Terrore, solidarietà, campanilismo, gruppo? Cosa sarà?

Il sottoscritto, alcuni anni fa, ha subito un vero e proprio processo da parte dell’Ordine dei Giornalisti perché un avvocato (non è Arnone…) aveva scritto una lettera di fuoco contro di me dichiarando falsamente che non avevo dato un diritto di replica.

Mi hanno processato quindici colleghi, con tanto di presidente e tanto di interrogatorio. Rischiavo pesantemente anche la radiazione; per fortuna ho dimostrato, carte alla mano, che quel diritto di replica c’era stato e quell’avvocato, in quella circostanza, era soltanto un misero imbroglione.

C’è Ordine e Ordine…

7 Risposte per “Arnone, i balocchi e gli Ordini professionali”

  1. cettolaqualunque scrive:

    Qualunquemente , virgola. Ma forse c era il punto… l ambientalista,giurista,legalità,ci aveva pelo..puoi pi tutti…20 anni di,puoi….
    0

  2. Armando palazzolo scrive:

    La giustizia, la procura ed il tribunale, l ordine forense, sono Istituzioni serie. Nessuno può permettersi di giocare col fuoco. Le istituzioni,hanno prove,fatti e atti per immediatamente attivare le procedure che il caso richiede.

  3. giuseppe scrive:

    picciòtti ad Agrigentu scarsi semu peròòò SARRIDI°°°°######

  4. philips scrive:

    Bellissimo filo di nota, come sempre preciso e tagliente, devo però fare una considerazione forse (anzi sicuramente) sbagliata. Quando ha indossato la toga per difendere il suo cliente, il giudice che celebrava il processo non sapeva che era agli arresti? Una risposta vorrei averla anche per togliermi una ignoranza. Relativamente all’ordine degli avvocati non capisco questo silenzio assoluto.

    • Carmelo scrive:

      Castaldo si sforza di non far apparire Agrigento come la città dei balocchi ma le considerazioni di philips sono legittime. Accadono molte cose strane soprattutto in luoghi altamente istituzionali. Il silenzio dell’Ordine degli avvocati? Anche questo molto strano.

  5. Pinocchi,balocchi,sceriffi,cik ciak ,bummi a manu e cirina di lignu…comunque mi persuadu ca a giurgenti siamo trooooppo avanti…..quali centri benessere,ora i fine settimana si prenotano a Pitrusa!!!!!
    Miaoooooooooooooooo!

  6. Simonaesse scrive:

    Scrivi così bene, direttore, che è facile comprendere come ormai ci sia ben poco da ridere, malgrado alcuni esilaranti passaggi di questo articolo!
    Come si dice, “chi è causa del suo male, pianga se stesso”.
    Ma come si fa…

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