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Appello di 70 avvocati agrigentini per il No al referendum

70 avvocati del Foro di Agrigento hanno condiviso e firmato un appello per il No al referendum costituzionale del 4 dicembre. L’ iniziativa è stata promossa da un gruppo di iscritti al Consiglio dell’Ordine di Agrigento, che hanno poi raccolto le sottoscrizioni.
Ecco l’ appello e le firne :

“Consapevole della dignità della professione forense e della sua funzione sociale mi
impegno ad osservare con lealtà, onore e diligenza i doveri della professione di
avvocato per i fini di giustizia e tutela dell’assistito, nelle forme e secondo i principi
del nostro ordinamento”.
E’ questo il giuramento solenne che ognuno dei sottoscrittori del presente appello
ha pronunciato ed è un giuramento che fonda le sue radici nei valori della
Costituzione. In quella costituzione che fu scritta dalle migliori menti del nostro
Paese. Di una costituzione che esprime in sé tutti quegli ideali di uguaglianza,
pace, solidarietà ed unità, di laicità e tutela dei più deboli che sono il faro che
guida ogni avvocato.
Questa costituzione, così concepita, è la Nostra Costituzione. E pur mantenendo -
ognuno di noi – le rispettive e ricche diversità di vedute sul “cosa” e sul “come” si
potrebbe intervenire o meno per renderla ancora migliore, siamo d’accordo sul
fatto che questa riforma, così come è stata concepita fin dall’inizio, non può
ottenere la nostra approvazione.
Questo stravolgimento di ben 47 articoli, nato già con metodi in aperto contrasto
con quelli che furono i valori fondanti della nostra Carta Suprema, imperniata sul
confronto di tutte le anime e sull’accordo quanto più diffuso di esse e con esse,
fonda la propria motivazione su un’esigenza di velocità nel decidere, nonostante
in realtà i dati ufficiali delle Camere raffrontati con la produzione legislativa dei
maggiori Stati europei dicano che l’Italia è seconda solo alla Germania per
numero di leggi approvate e che anzi, dovrebbe produrne meno e meglio.
Così come si promettono enormi risparmi già, per la verità, sbugiardati dalla
Ragioneria dello Stato che li ha ridotti del 90% rispetto a quelli declamati. Si era
promesso infatti che “abolendo il Senato”, (anche qui – invero – una uscita assai
inveritiera considerando che invece il Senato rimane dov’è ed ad essere abolito è
invece il diritto di ogni cittadino di eleggere il proprio rappresentante, cosa di cui,
sinceramente, non si sentiva il bisogno dopo le mortificazioni degli ultimi anni,
con le quali si è tolto il diritto di esprimere il voto di preferenza, redarguite anche
dalla Suprema Corte con la famosa sentenza n°1 del 2014), si sarebbero
risparmiati 500 milioni che in realtà sono “solo” 49. E se non basta questo dato
per non condividere non solo la riforma, ma questo tipo di riforma, basti pensare
che non si è pensato per nulla di tagliare i costi, ad esempio, della Sottosegreteria
di Stato che, negli ultimi anni, sono lievitati fino ad arrivare all’irragionevole ed
offensiva cifra di ben 754 milioni di euro annui.
Un Senato e mezzo!
Come se ciò non bastasse e per ulteriormente mortificare il cittadino, ci si è spinti
a triplicare il numero di firme occorrenti per proporre un disegno di legge di
iniziativa popolare giustificandolo con “l’obbligo della discussione” quasi si
potesse concepire facilmente e con estrema superficialità ad oggi, un articolo della
costituzione che lascia spazio alla spinta legislativa popolare, come meno
importante e quindi, non obbligatorio da seguire da parte del parlamento che, per
oscura e reazionaria logica “riformista” abbisognava quindi dell’introduzione di
una imposizione. Ma non è forse proprio il popolo ancora in questa Repubblica ad
essere sovrano? Non è forse questo che recita il primo articolo? E se si decanta
tanto il fatto che i principi fondamentali non vengano toccati, come si può
concepire di inserire un obbligo del genere se non affermando implicitamente che,
ad oggi, è il potere politico, e non la Costituzione, ad avere abusato del proprio
potere a discapito del popolo sovrano?
Per questo e per molti altri motivi i seguenti sottoscrittori, figli di una terra che
ben conosce il diritto costituzionale e ne è sempre stata avanguardia con il primo
Parlamento al mondo ed il primo esempio, in Italia, di Statuto Costituzionale,
anch’esso bicamerale, esprimono il loro netto, chiaro e forte NO alla riforma
Renzi-Boschi. Perché “Omnes legum servi sumus uti liberi esse possimus” diceva
Cicerone e noi siamo fieri schiavi di una Costituzione assai degna, scritta col
sangue dei nostri padri e dei nostri nonni che ci ha donato libertà e ricchezza e
che difenderemo, con la nostra professionalità e competenza come dono ed
ossequio di chi l’ha lasciata a noi in eredità”.
1. Avv. Mariassunta Airò Farulla
2. Avv. Rosina Amoroso
3. Avv. Francesca Anastasi
4. Avv. Cristian Baldo
5. Avv. Giovanni Ballaccomo
6. Avv. Adriano Barba
7. Avv. Sebastiano Bellanca
8. Avv. Valentina Bellanca
9. Avv. Salvatore Broccio
10. Avv. Antonino Bruno Gallo
11. Avv. Salvatore Buongiorno
12. Avv. Laura Cacciatore
13. Avv. Gianluca Camilleri
14. Avv. Vincenzo Campo
15. Avv. Pierluigi Cappello
16. Avv. Gaspare Cardella
17. Avv. Daniela Cipolla
18. Avv. Salvatore Collura
19. Avv. Davide Cortese
20. Avv. Diego Costanza
21. Avv. Cuffaro Farruggia Santino
22. Avv. Amedeo Dalli Cardillo
23. Avv. Emanuele Dalli Cardillo
24. Avv. Virginia Dalli Cardillo
25. Avv. Sergio Dejoma
26. Avv. Santo Di Lucia
27. Avv. Concetta Ausilia Eccelso
28. Avv. Elisabetta Fragapane
29. Avv. Antonio Giarratana
30. Avv. Diego Giarratana
31. Avv. Vincenzo Gorgone
32. Avv. Laura Grado
33. Avv. Salvatore Infantino
34. Avv. Alessandro Inglima
35. Avv. Elisa Jacono
36. Avv. Carmelina La Porta
37. Avv. Mariagrazia Licata
38. Avv. Giuseppe Lo Dico
39. Avv. Salvatore Manganello
40. Avv. Gaetano Mongiovì
41. Avv. Girolamo Milioto
42. Avv. Massimiliano Musso
43. Avv. Francesca Palumbo
44. Avv. Antonietta Pecoraro
45. Avv. Salvatore Perruccio
46. Avv. Gianfranco Pilato
47. Avv. Giuseppe Riso
48. Avv. Francesca Rizzo
49. Avv. Sabrina Rondelli
50. Avv. Ornella Russello
51. Avv. Giovanni Salvaggio
52. Avv. Rosa Salvago
53. Avv. Salvatore Salvago
54. Avv. Alessandro Sammartino
55. Avv. Calogero Santamaria
56. Avv. Davide Santamaria
57. Avv. Maria Santangelo
58. Avv. Antonina Scifo
59. Avv. Gianluca Sprio
60. Avv. Carla Terrasi
61. Avv. Domenico Testasecca
62. Avv. Luigi Troja
63. Avv. Giovanni Trupìa
64. Avv. Roberta Tuttolomondo
65. Avv. Basilio Vella
66. Avv. Luigi Ventriglia
67. Avv. Nicolò Vignanello
68. Avv. Domenico Vitello
69. Avv. Pasquale Vullo
70. Avv. Alessandro Zarbo

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2 Risposte per “Appello di 70 avvocati agrigentini per il No al referendum”

  1. Studente in Giurisprudenza scrive:

    Ottimo apporto al No al referendum questo dei 70 avvocati Agrigentini.
    Speriamo che coinvolgano anche amici le loro famiglie e altra gente ancora. Dobbiamo fare il pieno ad Agrigento e Provincia a favore del NO.
    Quanto al risultato finale ci saranno i NO al 60% contro i si al 35/40%. Sarà una vittoria netta per mandare a casa Renzi e il suo governo. Votiamo No.

    • philips scrive:

      Caro studente, bellissimo il tuo commento, però aggiungo che il NO anche mio al referendum non inficia il governo, si è troppo personalizzato questo benedetto referendum e se devo essere ancora più preciso questo errore lo ha fatto prima di tutti Renzi. Aggiungo solamente,per ridere, che se vedi il manifesto in piazza Vittorio Emanuele done il no lo dice un asino, oltretutto offensivo, debbo ammette che i 70 + io siamo somari.

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