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Altri particolari su arresto Massimino e Militello ad Agrigento

Ad Agrigento emergono altri particolari a seguito dell’ arresto per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso di Antonio Massimino e di Liborio Militello, ad opera della Direzione investigativa antimafia di Agrigento, capitanata da Roberto Cilona. Massimino, avendo appreso tramite una soffiata di essere prossimo all’arresto, avrebbe tentato di fuggire all’estero, probabilmente in Germania. Ecco perché il fermo è stato subito disposto dal procuratore aggiunto Maurizio Scalia, e dai pubblici ministeri Claudio Camilleri e Alessia Sinatra, della Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Nel corso di una telefonata alla moglie intercettata lo scorso 4 novembre, Antonio Massimino le ordina di preparare i bagagli per una immediata partenza verso la Germania o il Belgio, e di informarsi su quali documenti occorrano. Una seconda intercettazione, ancora il 4 novembre, avrebbe svelato il progetto di Massimino di vendere tutta la riserva di una sua ditta commerciale di bevande. Per quanto riguarda le pretese estorsive, per 85 mila euro, rivolte all’ imprenditore a lavoro ad Agrigento, l’ emissario di Massimino sarebbe stato Liborio Militello, che avrebbe contatto personalmente i titolari dell’impresa chiedendo il pizzo. Al loro rifiuto, Militello avrebbe risposto : “Mi manda il principale di Villaseta, quello dell’acqua, lo vuole capire che mi deve dare i soldi altrimenti faccio venire il principale di Villaseta”. L’ imprenditore ha risposto ancora no, e ha telefonato al 113 . E Militello avrebbe reagito così : “Lasci perdere, ma non finisce qui”. E poi, Massimino, sarebbe intervenuto contattando il figlio del titolare dell’ impresa, incontrandolo innanzi al Tribunale di Agrigento, e le sue parole sarebbero state : “Mi rivolgo a te non per quello che rappresento ma da amico…”

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