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Agrigento, “La Carica delle 104″: in 15 chiedono di patteggiare la pena, 9 vogliono l’”abbreviato”

Il sostituto procuratore della Repubblica di Agrigento, Andrea Maggioni, ha indicato, nell’ambito del processo de “La carica delle 104”,  al GUP Stefano Zammuto i nomi delle persone che intendono essere giudicate con il rito del patteggiamento, ben 15, e altre 9 persone, perlopiù medici, che, invece, hanno scelto il rito abbreviato.

Nel primo caso si tratta di: Almerinda Petrino, 43 anni, di Favara; Calogero Fanara, 46 anni, di Favara; Maria Russello, 45 anni, di Favara; Germana Panepinto, 41 anni, di Cammarata; Carolinda Lodato, 69 anni, di Santo Stefano; Giuseppa Barragato, 42 anni, di Palma; Salvatore Fiaccabrino, 48 anni, di Palma; Vito Rallo, 50 anni, di Palma; Calogera Nicotra, 44 anni, di Favara; Antonio Morello Baganella, 46 anni, di Favara; Carmela Signorino Gelo, 68 anni, di Favara; Vincenzo Gaziano, 64 anni, di Agrigento; Carmelo Curaba, 68 anni, di Raffadali; Giuseppa Zambito, 76 anni, di Montallegro; e Dario Bosco, 42 anni, di Favara.

Nel secondo caso gli imputati sono: Antonino Cinà, 59 anni, medico otorino; Antonia Matina, 59 anni, di Favara, ortopedico; Giuseppe Cuffaro, 35 anni, di Raffadali; Mariella Traversa, 37 anni, di Raffadali, suo marito Gerlando Di Lucia, 39 anni; Domenico Giglione, 48 anni, di Raffadali, sua madre Eleonora Moscato, 82 anni; Patrizia Ibba, 39 anni, di Raffadali e il fratello Roberto di 42 anni.

Si aggiunge, dunque, un ulteriore capitolo all’inchiesta che ha squarciato il velo di quella terra di mezzo fatta di certificati o referti falsi, molte carte, bustarelle, che passano da una mano all’altra, Un sistema diffuso e radicato in grado di scardinare il procedimento amministrativo. Un malcostume sempre più ricorrente capace di alterare gli esiti relativi al riconoscimento o all’aggravamento delle invalidità civili; il tutto grazie alla compartecipazione di soggetti privati con il ruolo di intermediari, o per meglio dire, “talent scout di falsi invalidi”.

Lo scopo era quello di avere tra le mani una pratica “ad hoc” tale da renderla idonea ai controlli delle commissioni di Asp e Inps. Non è un caso, infatti, che si ricorra molto spesso a medici in servizio presso le strutture pubbliche: una certificazione proveniente da un ufficio pubblico, chiaramente, abbassa l’attenzione di controllo degli organi preposti.

L’inchiesta – che si snoda in due filoni – ha visto coinvolte nella prima parte 104 persone mentre nella seconda altre 252. Le figure apicali dell’inchiesta, che avevano il ruolo di tramite tra i medici e i pazienti, sono un bidello di Favara, Antonio Alaimo, e un ex consigliere comunale di Raffadali, Davide Rampello.

Quest’ultimo, 49 anni ma già pensionato, secondo la sezione anticrimine di Agrigento guidata dal dott. Giovanni Giudice avrebbe tirato su un impero economico grazie a questo sistema: lo scorso novembre , non a caso, gli è stato sequestrato un tesoro da 2,5 milioni di euro.

Il processo riprenderà il prossimo 26 maggio.

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