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Consorzio Universitario, il presidente Busetta rilancia, ma la presenza di Micari ad Agrigento è stata poco confortante

Finalmente (ed era ora) il presidente del Consorzio Universitario di Agrigento, prof. Pietro Busetta esce allo scoperto e parla del futuro del Cua, alla luce delle ultime recenti notizie (ma in realtà durano ormai da almeno 4 anni) che danno il Polo Universitario della Città dei Templi in procinto di chiudere i battenti.

Il presidente Busetta, ovviamente, guarda lontano e ci mette anche un pizzico di ottimismo. Sostiene che “le voci di una imminente chiusura di certo non agevolano il prezioso lavoro che stiamo portando avanti. Il 2019 – continua Busetta – sarà l’anno della massima crisi ma nello stesso tempo stiamo lavorando per il rilancio sostanziale del Consorzio universitario di Agrigento”.

Si spera. Si spera anche perché la presenza del Magnifico Rettore in Consiglio comunale ad Agrigento, per riferire sulle sorti del Cua, non è stata assolutamente confortante. Di questo parleremo più avanti.

Busetta continua: “La crisi del Cua nasce da una volontà della Università di Palermo di volerne avere la governance, come peraltro è avvenuto a Trapani. Il ricorso al decreto Baccei del CUA, sotto la presidenza di Armao e la successiva presa di posizione del Governo regionale, hanno stoppato le mire di governo della Università di Palermo ed ora si è in attesa di un nuovo decreto , concordato tra Regione, Università e territorio che dovrebbe sciogliere tutti i problemi derivanti da un contrasto , ampliato dalle recenti elezioni regionali che hanno visto il rettore Micari candidato per il centro sinistra e quindi in una posizione contemporanea di parte politica e di parte tecnica.

In realtà l’università di Palermo con motivazioni relative  al contenzioso in atto con il Consorzio, ha deciso di tirare i remi in barca per quanto attiene al corso di Architettura, Giurisprudenza e incredibilmente di Archeologia, con la motivazione relative al credito , peraltro in contenzioso, vantato dalla stessa.

Un’altra tegola di un certo rilievo  – continua il presidente Busetta – è stata la pseudo abolizione delle Province , che hanno fatto venire meno importanti risorse.

A breve si avranno notizie molto interessanti sulle nuove iniziative del CUA, che è un organismo vivo e vegeto , in piena attività, che sta lavorando alacremente per incassare i crediti, per pagare i debiti, per avere nuove iniziative di formazione che interessino gli studenti agrigentini.  Tra l’altro – conclude Busetta – abbiamo promosso una riunione di tutti i Consorzi siciliani con Lagalla e Armao che hanno assicurato una certezza economica a favore degli stessi Consorzi per poter programmare serenamente il proprio lavoro”.

Ovviamente non siamo d’accordo quando sia il Magnifico Rettore Micari che il presidente Busetta sostengono che la chiusura delle Provincie regionali ha dato il colpo di grazia ai Consorzi.

Una giustificazione, questa, che serve solo a colpire le menti meno intelligenti. Cosa vuol dire “i soldi prima passavano dalla Provincia”? E quindi? Chiude la Provincia e muore tutto? Chiudono i Consorzi, non si rifanno le strade provinciali, non si mettono in sicurezza tutte le scuole del territorio?

Quando il nostro direttore Lelio Castaldo è intervenuto in Consiglio comunale rivolgendo al Magnifico Rettore queste domande, il numero uno dell’Ateneo palermitano è rimasto alquanto perplesso (oltre che zittito). E’ un passaggio obbligatorio il denaro a favore dei Consorzi attraverso le ex Provincie? Perfetto, facciamolo passare attraverso il Comune, la Camera di Commercio, un qualsiasi Ente, una qualsiasi Associazione Culturale!

Oppure, meglio ancora, se davvero c’è la volontà di salvare il diritto allo studio (e la dignità) a migliaia di studenti agrigentini, quei soldi destinati al Polo Universitario si potranno versare direttamente nelle loro casse. Il passaggio “obbligato” attraverso le ex Provincie sembra un pretesto tanto pericoloso quanto di infimo gusto, per negare, invece, una volontà evidente che non vogliamo né pensare né scrivere.

Il Rettore Micari, ad Agrigento, ha anche detto: “Avevamo soltanto 12 iscritti nel corso di Archeologia, così non si poteva andare avanti”.

Per forza che non si poteva andare avanti! Anche in questo caso l’intervento in Consiglio comunale del nostro direttore Castaldo è stato incisivo; Castaldo rivolgendosi a Micari ha detto: “Come si può pretendere che i giovani della provincia di Agrigento vengano ad iscriversi al Cua dopo che sono almeno cinque anni che si fa terrorismo politico – mediatico sulla imminente morte del Consorzio di Agrigento? E poi – ha continuato Castaldo – ha ricordato al Magnifico Rettore che proprio recentemente aveva definito il Polo di Agrigento come un cadavere…”. Di gusto assai discutibile.

Anche in questo caso il Magnifico Rettore non ha espresso alcuna parola.

Il problema serio è un altro; occorre solo la volontà di portare avanti una delle pochissime realtà positive esistenti in provincia di Agrigento. Tutto ciò è nelle mani del vice presidente della Regione Gaetano Armao, dell’assessore Roberto Lagalla e del Magnifico Rettore Fabrizio Micari.

Quest’ultimo non faccia tesoro con la storia del contenzioso e guardi avanti. Lagalla, invece, deve solo trovare i soldi. Il che non è assolutamente difficile.

Del resto, come gli assessori regionali riescono a trovare (in un periodo di profonda crisi) i soldi per i propri viaggi istituzionali (triplicandone le somme rispetto a prima), non dovrebbe essere così difficile reperire le somme che hanno il fine di ridare dignità a migliaia di giovani della provincia di Agrigento.

Per favore, smettetela. Anche voi non siete stanchi?

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