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30 Aprile International Jazz Day: Le virtù del jazz come strumento educativo

L’ultimo giorno di aprile, dedicato al Jazz, con una giornata fortemente voluta dall’Unesco come riconoscimento ad uno dei generi musicali  più affascinanti che si conoscano

Bisogna conoscerlo ed amarlo, il jazz, per poterlo raccontare. Solo così si può senza fatica, comunicarne lo spirito più profondo ed intenso. Si pensa al jazz come “in bianco e nero”, con il volto di Miles Davis e il piglio di Thelonious Monk, la simpatia di Louis Armstrong, la perfezione di Billie Holiday, ma anche la raffinata, intensa, straziante affinità con l’anima di Bill Evans, o il fascino inimitabile di Chet Baker.

Quel jazz che nasce nei locali, sulle tavole di legno, sui palcoscenici o negli alberghi, nei club, nei backstage, nei camerini, per poi divenire dirompente in posti divenuti storici come il Village Vanguard di New York City.

Un genere musicale, il jazz, che vive di radicate contraddizioni, ma che sa essere una dimensione talmente accogliente che quando ci entri, poi, non ne vuoi uscire più.  Il jazz come un vero e proprio modo di pensare, che sa essere al contempo rigoroso ed anarchico, popolare ma colto, disciplinato e ribelle, moderno, ma con radici profonde, ma soprattutto libero e stracolmo di stili. Un genere dove la tecnica cede il passo all’improvvisazione, per poi ritornare nel tema, attraverso un progressivo excursus in poliritmie e progressioni armoniche.

Ma questo genere musicale che ancora oggi viene definito di nicchia, è contaminazione, mescolanza, improvvisazione e intrattenimento…é un abbraccio alla memoria.
È la musica di tutti e per tutti e chi non la ama e non l’ascolta, non sa cosa si perde.

Da musicista, figlia di un chitarrista jazz, proprio non potrei vivere senza quella musica che bussa da sempre alla porta delle mie emozioni, e alla quale spalanco con entusiasmo il mio “piacere”.

International Jazz Day…un 30 aprile nel quale festeggiare le virtù del jazz come strumento educativo, come forza di pace, unità e dialogo. Un giorno per essere più civili, per promuovere la musica, per apprezzarla, sempre meglio o “solo un po’ di più”.

Un’iniziativa mondiale, che possa servire a realizzare una società migliore, nella quale la musica sia per tutti un mezzo di comunicazione, di educazione ed una veicolo di pace. Ed è questo il mondo che vogliamo.

Il jazz, come forma più alta della voglia di restituire un significato forte alla parola “libertà”.

C’è chi sostiene che questo sia”un giorno che diventa inutile, perché ormai suonano tutti, anche chi non ne è capace”. Ma la musica ha sempre un senso, anche quando a farla o a “provarla a fare”, siano persone che non necessariamente appartengono alla categoria dei professionisti. E sinceramente in un giorno “dedicato” alla musica, questo senso di “condivisione” diventa il fulcro del significato per il quale questo giorno è stato istituito dall’Unesco.
Che poi i professionisti debbano fare i professionisti e i dilettanti debbano aver consapevolezza dei propri limiti, resta un fondamento del saper vivere.

Il jazz avvicina i popoli e le culture del mondo, abbattendo le barriere di razza, religione, classe sociale.
Il jazz…il suono di un battito sincopato, di un suono sospeso, di un sorriso improvviso.

30 aprile, International Jazz Day: Oggi in tutto il mondo si festeggia il jazz con omaggi, concerti e festival e allora basterà lasciare liberi i sensi e mescolare i tempi.

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Simona Stammelluti

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