| | letto 96 volte |

“Dolcetti e rosolio… e quel che mi ricordo”: la fabbrica delle stelle

“La fabbrica delle stelle” di Gaetano Savatteri, edito Sellerio, un libro di bella figurazione, fantastica e dinamica e ancor più divertente.
Chi legge interagisce  con l’autore o meglio con i personaggi che l’autore fa agire nel libro, e al lettore, a volte, si aprono, leggendo, finestre di ricordi e di nostalgie, specie quando l’atmosfera creata confluisce  e si equilibra, come una sorte di vasi comunicanti, tra autore e lettore.
Leggendo, certamente un bel libro, mi capita di cadere in trappole di memorie e visione, capita a me come capita a tutti, perché tutti siamo nel turbinio della vita, nelle questioni solubili e insolubili, amore e disamore, fortuna e sfiga.
Il bel libro, del quale voglio brevemente accennare, si è distinto per l’entusiasmo con cui l’ho letto, e che cerco  di manifestare,  perché  non sono qui a scrivere una colta critica letteraria.
Il libro è “La fabbrica delle Stelle” di Gaetano Savatteri, Sellerio editore Palermo. Lettura piacevole, di bella figurazione, fantastica e dinamica, ancorché divertente quanto sorprendente; letto di filato e gustato come una granita al limone in un pomeriggio d’estate.
Letto fino all’ultima pagina, addirittura fino a “stampato su carte Grifo, a settembre u.s. Stampato a settembre ? Ma questo è un libro d’estate, un libro di mare, cioè un libro da spiaggia più che di mare,  da leggere sotto l’ombrellone con una cerchia di amici, perché il libro è colmo di raffinato umorismo, di un’ironia che va colta e commentata e goduta, al volo.
I riferimenti  sono tanti  tra ciò che sta nelle pagine e a ciò che sta intorno noi; si scopre, pagina dopo pagina, che qualche cosa  appartiene a  noi tutti.
I personaggi sono esemplari,  il protagonista è una sicura guida in tutti gli eventi, attacca e scioglie con malizie e ironia le varie figure, e  ci sono tutte: un amore bello e complesso,  un amico al seguito, come un Sancio,  che lo segue e anche lo anticipa e che restituisce le  battute con rovesci da maestro, un tipo che potremmo trovare a Oceanomare un lido un po’ “in” della costa meridionale, lì annoiato e stravaccato a ripassare la sua ultima eccezionale serata. O lo potremmo anche trovare tra le cabine  del Lido Azzurro di Porto Empedocle, cabine impregnate di odori, di legno bagnato,  e della   vernice azzurra della nuova stagione.   Poi tutti gli altri del bel mondo, che  Venezia sono di casa, e del brutto mondo, che sono dappertutto.
Il fluido narrare di Gaetano Savatteri spinge ai ricordi e capita che tra le pagine ci mettiamo e rivediamo  i nostri, perché a volte ci appare come stare nella stessa atmosfera.
A proposito di  Lido azzurro si apre un ricordo, un ricordo indelebile di un indimenticabile pomeriggio d’estate che non è di questi giorni, ma di tanto tempo fa, quando il Lido azzurro era di moda, tanto che una troupe di cinema vi girò la scena di un film; il regista era empedoclino, opera prima,  con Agnes Spaak, attrice bella, belga e francese, sulla scia della più nota sorella e verso  una discreta carriera.
De “La fabbrica delle stelle” mi resta ora un bel ricordo, la storia di un amore complicato, di un amico che segue, la variegata specie di amici diversamente collocati nel bello e brutto mondo, la vita metropolitana, affannata e d’avventura, e una casetta in riva al mare con terrazzino proprio sulla spiaggia dove, di fronte ad un rosso tramonto, il protagonista, in pace con se stesso, si serve un piatto di fichidindia e un bicchiere d’insolia, un lusso, un esclusivo lusso anche per la letteratura contemporanea.
Toto  Cacciato

Tags:

Commenti chiusi